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L'OLIVO
PIU' GRANDE D'EUROPA
II grande olivo che cresce a Canneto,
nella tenuta dei fratelli Bertini è considerato
uno degli alberi più vetusti d'Europa. Una leggenda lo vuole
piantata dal re di Roma
Numa Pompilio ma anche se appare improbabile che la sua età
risalga a tempi tanto remoti essa è tuttavia ragguardevole
e deve avere abbondantemente superato il millennio.
I numeri dell'olivo:

- Dodici quintali di olive l'anno
- Nella parte più stretta ha una circonferenza di m. 5,60
- Nella parte mediana di m. 7,20.
- Nella parte bassa del fusto prossima alla ceppaia si apre una
cavità che penetra nel tronco svuotandolo all'interno.
La cavità venne prodotta,
in tempi remoti da una vera e propria carie dell'ulivo, ed ora va
restringendosi grazie alla formazione di nuovi tessuti prodotti
dal suo meccanismo rigenerativo.
E tuttavia ancora abbastanza grande da fornire un nascondiglio per
i bambini che si recano a giocare intorno al "gigante"
o per gli animali da cortile che vi razzolano accanto.
All'epoca della guerra, quando la cavità era molto più
ampia e si diramava sottoterra, essa venne utilizzata come deposito
di bombe e sulle carte militari tedesche l'olivo era segnato come
punto di riferimento strategico.
L'età dell'olivo:
L'età dell'olivo è stata spesso oggetto
di discussione tra i dendrocronologi cioè tra
quei specialisti che si occupano di stabilire l'età e il
ciclo vitale dei più antichi esemplari
della flora terrestre. Stabilire tale età non è solo
una curiosità. Avendo infatti un elemento base cronologico
sarebbe possibile, dallo studio delle misure e dalle forme degli
anelli del tronco, ricostruire una dettagliata storia del clima
della nostra zona dall'epoca della formazione dell'albero ad oggi.
Gli anelli di alberi cosi antichi, infatti, sono dei
veri e propri archivi viventi della storia climatica della regione
in cui sono situati. Le
deformazioni nella morfologia degli anelli possono indicare, agli
occhi degli esperti, periodi di piogge prolungate, di siccità,
impoverimenti improvvisi del suolo, fasi di fertilizzazione artificiale.
È così possibile costruire dei grafici in cui, di
anno in anno, le variazioni del clima e quelle conseguenti della
fertilità della zona risultano fedelmente registrate.
Per l'olivo di Canneto la stima
più attendibile sembra datare la pianta ad un millennio circa
d'età, e farne risalire l'installazione alla prima grande
campagna di bonifica delle zone di Canneto, da parte dei monaci
benedettini farfensi, i quali avrebbero, intorno all'Anno Mille,
installato qui un loro presidio avanzato, di cui oggi resta traccia
nella struttura della casa Tanteri e nella cappella della Madonna
della Neve.
A corroborare tale ipotesi sta
il fatto che fino al 1870, quando la famiglia Bertini lo
acquistò dal Capitolo del monastero, l'appezzamento su cui
sorge l'olivone figurava tra
i latifondi farfensi.
Tra Storia e Leggenda:
Giuliano Castiglia, che una trentina d'anni fa
realizzò in una breve, ma preziosa pubblicazione una storia
dell'olivone, racconta circa questa vendita, una leggenda curiosa
ed interessante che gli sarebbe stata riferita dal sig. Bertini
stesso. Si narra dunque che
la vecchia signora Bertini, ormai morente, avesse chiamato al proprio
capezzale un monaco benedettino per ricevere gli estremi conforti
religiosi. Era usanza a quell'epoca che,
in punto di morte, un possidente lasciasse, come atto simbolico
di devozione e di pentimento, una donazione alla chiesa. Il monaco,
in tale occasione, sollecitò la vecchia ad
elargire l'olivone. Malgrado le insistenze la donna negò
fino all'ultimo la cessione di quell'albero sebbene il benedettino,
per vendetta, le negasse l'estrema unzione "quasi che
l'olivo rappresentasse il simbolo di una vita di duro ed onesto
lavoro e prevalse in lei
non l'orgoglio ma la convinzione che quell'albero fosse un baluardo
della sua famiglia,
il segno della sua unità trasmissibile ai discendenti".
Ed ancora oggi, infatti, la famiglia
Bertini cura con amore l'olivo e il terreno ad esso circostante.
E racconta con fierezza anche l'altra leggenda
- che tuttavia sembra destituita da un
reale fondamento storico - la quale vorrebbe più che doppia
l'età dell'olivo e lo farebbe risalire all'epoca del re sabino
di Roma Numa Pompilio, nativo di Cures, il quale
avrebbe fatto di questa zona un terreno sacro alla dea Vacuna, a
cui venivano offerti, in
dono rituale, i piccoli fiori bianchi dell'olivo.
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