L'OLIVO
E LA SABINA,
una coltura, una civiltà.
Negli ultimi tempi la scienza medica ha fortemente
rivalutato l'importanza dell'olio extravergine di oliva nell'alimentazione
umana come componente essenziale della dieta mediterranea, contribuendo
non poco al rilancio della sua coltivazione, ma soprattutto al
controllo della qualità, in particolare in un'area come
la Sabina, al cui olio extravergine di oliva sono stati riconosciuti
i marchi Doc "Sabina" e Dop, che ne dovranno garantire
e proteggere la qualità.
Ci è sembrato corretto quindi invitare
la gente a visitare la zona di produzione più intensiva,
i suoi frantoi, dove si potrà osservare come l'oliva si
trasforma in olio fragrante e carico di colore, i suoi monumenti
più importanti, i centri storici dei caratteristici castelli
sabini appollaiati sulle colline. Ad ammirare il paesaggio suggestivo
disegnato dagli oliveti plurisecolari. Ad apprezzare la gastronomia
incentrata sull'olio fresco di mulino nei ristoranti della Sabina.
A visitare mostre d'arte, d'antiquariato, d'artigianato. A partecipare
a sagre, a manifestazioni che metteranno in piena luce le tradizioni
antiche di una regione, di un popolo come i sabini.
Proprio nel paesaggio della Sabina l'olivo
ha da sempre costituito l'elemento predominante. Largamente coltivato
in età romana grazie ad una fitta maglia di ville rustiche,
l'olio che se ne ricavava veniva considerato da Galene, celebre
medico vissuto nel II sec. d.C. il migliore del
mondo allora conosciuto. Il mercato naturale per la produzione
oleicola sabina era senz'altro costituito da quello romano, epoca
nella quale il consumo di olio annuo procapite era molto elevato
ed è stato stimato di circa 22,5 chilogrammi.
Una forte spinta all'incremento della produzione
dell'olio fu l'affermarsi del cristianesimo, una religione sviluppatasi
nel Mediterraneo e che dalle colture tipiche del Mediterraneo,
vite e olivo, traeva allegorie profonde per diffondere i propri
messaggi, i propri misteri.
Nel medioevo il paesaggio della Sabina mutò
bruscamente, punteggiato dal sorgere di chiese importanti, come
la cattedrale di Vescovio, o di potenti monasteri benedettini
come Farfa. L'olivicoltura e la produzione oleicola si mantennero
estese e consistenti in Sabina per tutto l'alto medioevo. A partire
dall'anno Mille, grazie all'impulso dato dai monaci di Farfa ed
al sorgere di molti insediamenti fortificati sulle alture della
Sabina, gli oliveti si diffusero con grande rapidità. Il
Rinascimento vide un ulteriore incremento delle aree olivate.
Neppure le gravi gelate settecentesche riuscirono ad intaccare
il patrimonio olivicolo sabino e molte delle piante odierne possono
vantare molti secoli di vita.