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Gole del Farfa

Come arrivare

Da Roma uscita autostrada - Fiano Romano.
Si prosegue sulla Salaria fino ad arrivare a Passo Corese.
Seguendo la strada per Terni (SS 313) per circa 8 Km si arriva fino ad un ponte medievale che attraversa il fiume e dopo pochi metri è visibile una strada sterrata che porta sulla riva del Farfa.

Il percorso
E' possibile accedere alle rive del fiume Farfa anche dal paese di Mompeo e Castel Nuovo di Farfa, dove si possono ammirera le gole in cui il torrente scorre impetuoso, una volta sulla sponda il percorso costeggia il torrente facendosi sempre più esile ed il suo passaggio dipende molto della portata.

Il torrente
Il fiume Farfa, uno dei più importanti affluenti reatini del Fiume Tevere, presenta un ambiente quasi torrentizio con alveo la cui componente sassi-ciottoli è preponderante.

E' certamente uno dei luoghi meno antropizzati ed é stato uno dei corsi d'acqua dove per ultima é scomparsa la Lontra.
Ancora oggi la comunità ittica appare abbondante e ben diversificata con presenze di Barbi, Carpe, Cavedani, Vaironi e Ghiozzi di ruscello.

Il Farfa poco prima della confluenza nel Tevere ha buona portata ed è ricoperto da folta vegetazione che rende, soprattutto in primavera ed estate, difficile il passaggio lungo la riva.

Alla fine della sua corsa, il Farfa, si riversa nel Tevere formando parte della Riserva naturale Tevere - Farfa.
Tale Riserva fu fondata nel 1977, subito dopo la creazione della diga idroelettrica di Baccelli.
Si estende per circa 700 ettari intorno alla confluenza del Farfa nel Tevere.
Oggi il parco é una delle più importanti zone umide del Lazio e si caratterizza per il gran numero di zone paludose e specchi d'acqua.
La riserva é organizzata con diversi punti di osservazione e percorsi rialzati per permettere l'attraversamento delle zone paludose, inoltre dal 1994 é stato creato un Parco didattico che gestisce un museo antropologico e le visite.

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Monte Acuziano

Il percorsoMonte Acuziano

La passeggiata per giungere sul colle è piacevole e non dura più di trenta minuti, il sentiero inizia da località Quattro Venti, costeggia la parte destra del colle e prima di entrare nel boschetto è possibile ammirare in basso sulla destra il suggestivo complesso monastico dell'Abbazia di Farfa.

All'uscita del bosco, sulla sinistra una bella visione di Fara in Sabina, si prosegue il sentiero e subito dopo si giunge sulla cima del colle per passeggiare tra i ruderi dell'abbazia e per godere uno dei più spettacolari panorami del Lazio.

Oltre ad una moltitudine di paesini, si possono ammirare da una parte i monti dell'Appennino: Terminillo Pellecchia e Gennaro, dall'altra la valle del Tevere.

Per la discesa si consiglia di percorrere la stessa strada della salita oppure si può deviare verso l'eremo di S. Martino situato poco distante sul lato occidentale ( riferimento l'antica torre e il bacino idrico), nell'eremo come già detto esistono solo ruderi e si consiglia di non entrare, in quanto il complesso è soggetto a crolli. Da qui si può giungere di nuovo ai Quattro Venti costeggiando la montagna per un incerto sentiero.

Il Monte Acuziano
Monte Acuziano con i suoi 489 m. s.l.m. è uno dei colli più alti del Comune di Fara in Sabina, sulla sua sommità sono situati i ruderi di una maestosa abbazia iniziata nel 'XI secolo e mai terminata. I primi insediamenti risalgono alla fine dell'età del Bronzo e reperti di epoca romana testimoniano la presenza di una sontuosa villa e di un tempio dedicato alla dea Vacuna.

I ruderi che oggi si trovano sulle pendici del colle sono i resti delle costruzioni iniziate nel VI sec. da S. Lorenzo Siro, fondatore dell'Abbazia di Farfa e detto Liberatore perché, secondo la leggenda liberò il paese da un terribile drago. Il toponimo S. Martino, con il quale viene chiamata tutta la zona, prende il nome dall'antica cripta - oratorio dedicato a S.Martino Vescovo di Tours.

L'oratorio edificato in una grotta e sulle strutture di una villa romana fu, nel tempo, ampliato con molte piccole celle ad uso degli eremiti. Papa Sisto IV nel XV secolo lo fece ristrutturare e con l'occasione distrusse antichi affreschi del VI secolo per far posto a nuovi dipinti, oggi irrimediabilmente distrutti, nel 1479 emanò una bolla con la quale concedeva l'indulgenza ai pellegrini che lasciavano un'offerta per il sostentamento dei monaci. Del grande monastero che l'Abbate Bernardo II voleva edificare in piena lotta per le investiture nel punto più alto del colle, non fu portata a termine neanche la costruzione della chiesa.

Il nuovo complesso di costruzione religiosa - militare doveva sostituire l'antica Abbazia di Farfa, che ha causa delle lunghe lotte e guerre era ormai ridotta ad un cumulo di rovine. Quando della nuova costruzione erano state iniziate le fondamenta della chiesa, l'improvvisa morte dell'Abbate e la successiva "rapina" da parte dei suoi parenti delle somme destinate alla costruzione ne impedirono il proseguimento. Per un lungo periodo il progetto fu abbandonato , ma quando il protrarsi degli assedi distrussero ulteriormente l'Abbazia, l'Abbate Adinolfo I nel 1942 pensò di riprendere il progetto di Bernardo II. Purtroppo anche questa volta la morte dell'Abbate fu causa dell'interruzione della costruzione e il progetto di edificare un monastero nella cima del colle fu definitivamente abbandonato.

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