|
Il percorso
La passeggiata per giungere sul colle è piacevole e
non dura più di trenta minuti, il sentiero inizia da
località Quattro Venti, costeggia la parte destra del
colle e prima di entrare nel boschetto è possibile
ammirare in basso sulla destra il suggestivo complesso monastico
dell'Abbazia di Farfa.
All'uscita del bosco, sulla sinistra una bella
visione di Fara in Sabina, si prosegue il sentiero e subito
dopo si giunge sulla cima del colle per passeggiare tra i
ruderi dell'abbazia e per godere uno dei più spettacolari
panorami del Lazio.
Oltre ad una moltitudine di paesini, si possono
ammirare da una parte i monti dell'Appennino: Terminillo Pellecchia
e Gennaro, dall'altra la valle del Tevere.
Per la discesa si consiglia di percorrere la
stessa strada della salita oppure si può deviare verso
l'eremo di S. Martino situato poco distante sul lato occidentale
( riferimento l'antica torre e il bacino idrico), nell'eremo
come già detto esistono solo ruderi e si consiglia
di non entrare, in quanto il complesso è soggetto a
crolli. Da qui si può giungere di nuovo ai Quattro
Venti costeggiando la montagna per un incerto sentiero.
Il Monte Acuziano
Monte Acuziano con i suoi 489 m. s.l.m. è uno dei colli
più alti del Comune di Fara in Sabina, sulla sua sommità
sono situati i ruderi di una maestosa abbazia iniziata nel
'XI secolo e mai terminata. I primi insediamenti risalgono
alla fine dell'età del Bronzo e reperti di epoca romana
testimoniano la presenza di una sontuosa villa e di un tempio
dedicato alla dea Vacuna.
I ruderi che oggi si trovano sulle pendici del
colle sono i resti delle costruzioni iniziate nel VI sec.
da S. Lorenzo Siro, fondatore dell'Abbazia di Farfa e detto
Liberatore perché, secondo la leggenda liberò
il paese da un terribile drago. Il toponimo S. Martino, con
il quale viene chiamata tutta la zona, prende il nome dall'antica
cripta - oratorio dedicato a S.Martino Vescovo di Tours.
L'oratorio edificato in una grotta e sulle strutture
di una villa romana fu, nel tempo, ampliato con molte piccole
celle ad uso degli eremiti. Papa Sisto IV nel XV secolo lo
fece ristrutturare e con l'occasione distrusse antichi affreschi
del VI secolo per far posto a nuovi dipinti, oggi irrimediabilmente
distrutti, nel 1479 emanò una bolla con la quale concedeva
l'indulgenza ai pellegrini che lasciavano un'offerta per il
sostentamento dei monaci. Del grande monastero che l'Abbate
Bernardo II voleva edificare in piena lotta per le investiture
nel punto più alto del colle, non fu portata a termine
neanche la costruzione della chiesa.
Il nuovo complesso di costruzione religiosa
- militare doveva sostituire l'antica Abbazia di Farfa, che
ha causa delle lunghe lotte e guerre era ormai ridotta ad
un cumulo di rovine. Quando della nuova costruzione erano
state iniziate le fondamenta della chiesa, l'improvvisa morte
dell'Abbate e la successiva "rapina" da parte dei
suoi parenti delle somme destinate alla costruzione ne impedirono
il proseguimento. Per un lungo periodo il progetto fu abbandonato
, ma quando il protrarsi degli assedi distrussero ulteriormente
l'Abbazia, l'Abbate Adinolfo I nel 1942 pensò di riprendere
il progetto di Bernardo II. Purtroppo anche questa volta la
morte dell'Abbate fu causa dell'interruzione della costruzione
e il progetto di edificare un monastero nella cima del colle
fu definitivamente abbandonato.
|